Premio della Nonviolenza

Promotori

PREMIO DELLA NONVIOLENZA 2016
V EDIZIONE

Volendo dare risalto alla Giornata Internazionale della Nonviolenza celebrata il 2 ottobre 2016, presentiamo un progetto di coinvolgimento attivo della cittadinanza che culminerà con il Premio della Nonviolenza - V edizione.

FINALITÀ DEL PREMIO
Promuovere, stimolare e sviluppare progetti e azioni nonviolente con particolare riguardo ai giovani.
Formare, educare e incoraggiare i giovani all’azione nonviolenta.
Diffondere, divulgare e promulgare le azioni e i progetti nonviolenti attraverso tutti i canali mediatici (TV, Radio, Web, stampa).
Coinvolgere, aiutare e seguire progetti di scuole, associazioni e singoli.
L’intento di tale premio è di far riflettere la cittadinanza sulle tematiche della nonviolenza, della solidarietà e della pace, riempiendo di significato culturale questi ideali e facendo in modo che la nonviolenza diventi una pratica comune nella risoluzione dei conflitti, dando particolare rilievo alla data del 2 ottobre individuata dall’Assemblea dell'ONU come Giornata Internazionale della Nonviolenza.

Presupposti storici

Cosa è la nonviolenza?

Possiamo definirla a partire da ciò che non è violenza o ciò che è nonviolenza. Il primo è certamente un approccio limitativo il secondo davvero molto ampio. Quel che è certo è che entrambi i due modi di interpretare il concetto di nonviolenza trovano nella storia dell'umanità larghi esempi.

Ci limiteremo qui a citarne alcuni, tra i più noti ed esemplari che diano idea di quella parte più attiva della nonviolenza. Parliamo di azioni nonviolente, oltre che di teorie e tecniche. Molto lontane quindi dall'umanitarismo di alcune correnti, talvolta sociali, talaltra religiose, che predicano una non resistenza al male, una passività che allontana i soggetti dalla partecipazione alla vita collettiva e sociale. Parleremo dunque di quegli "sforzi nonviolenti" volti a modificare le condizioni in atto prima di queste azioni. Spesso alla ribalta vengono i casi più eclatanti, con esito che non era tra le aspettative dell'opinione pubblica. Eppure esistono molte iniziative che, seppur non coronate dalla gloria e che restano mediamente sconosciute al grande pubblico e a volte anche agli specialisti del settore, si fanno strada ogni giorno negli ambiti umani più disparati e che con questa iniziativa cerchiamo di far venire a galla.

Il noto intellettuale Enrico Peyretti ha annotato che «La nonviolenza non è solo la lotta contro la guerra ma è la lotta contro tutte le forme di violenza della vita quotidiana».

Torniamo dunque al significato espresso nella sua accezione positiva e non solo come astensione dall'uso della forza per causare un danno all'avversario.

Spesso i nonviolenti sono confusi con i pacifisti che chiedono il disarmo e l'astensione dall'uso della forza. Certamente queste due tematiche sono abbracciate anche dai nonviolenti i quali però non solo chiedono il disarmo ma scelgono di utilizzare nella loro stessa vita la nonviolenza come metodologia d'azione, come fine ultimo e come mezzo come direbbe Capitini, per creare e vivere una realtà a misura d'Essere Umano. La stessa parola Nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito ahimsa (a prefisso con funzione privativa, e -himsa che vuol dire appunto violenza, danno). L'ahimsa dunque è la volontà di non recare danno ed ha un'accezione ositiva, attiva, di proposito.

L'azione nonviolenta è quindi un'azione che costruisce.

Due caratteristiche dell’azione nonviolenta meritano di essere evidenziate: la creazione del “vuoto” mediante la noncooperazione e la noncollaborazione, anche nella sua evoluzione in disobbedienza civile, teorizzata da Henry David Thoreau, e il rifiuto della vendetta in favore della “riconciliazione”. Un’azione coraggiosa che non fa, quindi, ricorso a uno scontro, né cerca la sconfitta del nemico, ma un nuovo equilibrio in cui l'altro si sia persuaso, lo scopo è quello che anche il nemico venga allontanato dal Male, poiché egli compie un errore ma non è condannato sempre all'errore.

La nonviolenza è lotta per la verità, diceva un avvocato indiano!

Se ci fosse chiesto di pensare alle azioni nonviolente che hanno avuto esito nella storia, penseremmo subito al Mahatma Gandhi che portò avanti con forti azioni nonviolente nella prima metà del XX secolo la lotta per i diritti civili in Sudafrica e il processo d'indipendenza dell'India.

Affermava Gandhi che la nonviolenza non è una giustificazione per il codardo ma la massima virtù del coraggioso.

Ricorderemmo Martin Luther King e la lotta per i diritti civili che pose fine alla segregazione dei neri nei paesi del sud degli Stati Uniti. Tentenneremmo forse sui tentativi di Nelson Mandela che nella prima e nell'ultima fase (non nelle fasi intermedie) della sua lotta politica per porre fine all'apartheid utilizzò la disobbedienza civile teorizzata dal filosofo e scrittore americano Henry David Thoreau. Forse qualcuno più informato ricorderà le azioni del ghanese Nkwame Nkrumah che tra il 1950 e l'indipendenza del Ghana avvenuta 10 anni più tardi lottò con scioperi e azioni nonviolente ispirandosi a Gandhi. Qualcun altro ricorderà nei complessi anni Novanta il primo presidente kosovaro  Ibrahim Rugova che insieme al sociologo Anton Cetta creò i "Consigli di Riconciliazione" che resero possibile la pacificazione di molte famiglie albanesi. Forse ancora riusciremmo a trovare chi ricorda, oltre alle componenti violente, la componente nonviolenta delle rivoluzioni nella Germania dell'Est e in Cecoslovacchia nel 1989, nella rivoluzione islamista iraniana del 1979, contro la dittatura di Marcos nelle Filippine nel 1986 o quella dei militari del Salvador e del Guatemala nel 1994. E i più appassionati avranno memoria delle più recenti "rivoluzioni colorate": la rivoluzione serba del 5 ottobre 2000, la rivoluzione delle rose in Georgia nel 2003 e la rivoluzione arancione in Ucraina nel 2004-2005.

È storia recente la mobilitazione nonviolenta, soprattutto di giovani, che chiedono di vivere nel pieno rispetto dei diritti umani, senza leader carismatici, non cercando potere ma dignità e per questo sedare questi movimenti non è facile: dall’insurrezione contro le banche in Islanda, alla primavera araba di Egitto, Tunisia e Siria fino al  Movimento degli “indignati” di Spagna, Grecia e Cile e perfino alle manifestazioni negli Stati Uniti.

E se anche tutti questi momenti più o meno pubblicizzati nel corso degli anni, fossero nella memoria di tutti, faremmo torto a noi stessi, come umanità, nel non ricordare tutte quelle azioni nonviolente, quotidiane o di piccola gittata, che spesso non vengono neanche pubblicizzate ma che certamente vanno cambiando la vita di chi le compie, di chi le riceve e di tutti coloro che ne sono testimoni e/o ne beneficiano.

Tante iniziative si servono della nonviolenza per portare avanti il loro impegno di trasformazione. Tutti conoscono le azioni dirette e nonviolente di Greenpeace per la difesa del clima, delle balene, per l'interruzione dei test nucleari, sul riscaldamento globale, l'ingegneria genetica, la pesca a strascico e dell'ambiente in generale, o le campagne di Amnesty International per la difesa dei diritti umani universali e la prevenzione degli abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione. Tutti conoscono l’impegno di Emergency per il diritto alla salute anche nel pieno dei conflitti e per la creazione e diffusione di una cultura di pace, solidarietà e diritti umani e l’agire di Mondo Senza Guerre e Senza Violenza che con la prima Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza ha fatto condividere i temi della pace e della nonviolenza in mezzo a realtà culturali, sociali e politiche, le più disparate.

«Naturalmente, aspiriamo al fatto che questa nuova sensibilità possa diventare vigente e commuovere le strutture sociali, aprendo il cammino alla futura Nazione Umana Universale. – affermava, al Vertice dei Premi Nobel per la Pace del 2009 a Berlino, Silo, fondatore del Nuovo Umanesimo Universalista - Lanciamo un appello a tutte le persone affinché uniscano i loro sforzi e prendano nelle proprie mani la responsabilità di cambiare il mondo, superando la violenza personale ed appoggiando nel loro ambiente più prossimo la crescita di questa influenza positiva».

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